43 Il nostro futuro

sfera

Affermazione #1

“Il ceto che comanda, da sempre, per struttura mentale umana, ha cercato di conservare ferocemente i propri privilegi nell’immediato, incurante se nel medio termine questo poteva anche danneggiare il ceto stesso. L’importante è sempre stato non mollare assolutamente nessun privilegio: poi, eventualmente, se saremo proprio obbligati, si vedrà. Senza pietà.”

Affermazione #2

“Per il ceto che comanda, non è sufficiente applicare solo l’Affermazione #1: bisogna anche ostentare il più possibile i privilegi: a parole bisogna negare tali privilegi ma coi fatti bisogna dimostrarli, far capire chi comanda e costringere al loro posto i sottomessi. Senza pietà.”

Affermazione #3

“Se il ceto che comanda ha raggiunto un soddisfacente livello di benessere, è portato a pensare che ogni innovazione potrà essere pericolosa (perché rischiare?) e quindi tenderà, se non ad ignorarla, quanto meno a minimizzarla e a sottovalutarla. Senza pietà.”

Siccome siamo probabilmente ad una svolta storica dell’umanità, per i motivi che vedremo sotto, per dipingere i possibili scenarî del futuro dobbiamo essere veramente convinti delle tre affermazioni di cui sopra, altrimenti ci sfuggirebbe il senso complessivo di tutto il ragionamento. Aggiungiamo che le tre affermazioni sono vere e lo sono state sempre per tutta l’umanità.

Come sa qualunque storico degno di questo nome, il mondo occidentale ha vissuto un periodo di grande evoluzione tecnologica prima del 2500 avanti Cristo: poi, dal 2500 a.C. e sino al 576 d.C. (caduta dell’Impero Romano d’Occidente) tale evoluzione tecnologica sparì quasi completamente, nonostante si possa dimostrare scientificamente, come faremo, che l’europeo è predisposto alle macchine, all’ingegneria e alle costruzioni in genere, quindi alla tecnologia stessa. Le cause della sosta di 3000 anni circa va dunque ricercata altrove. La spiegazione coinvolge ovviamente le nostre tre Affermazioni precedenti.

Svetonio, nel capitolo XVIII della sua Vita di Vespasiano narra l’arcinoto episodio di un ingegnere che offrì all’imperatore i progetti di macchine che avrebbero consentito di alleviare il lavoro di schiavi ed operai in alcuni tipi di costruzione. Vespasiano premiò l’ingegnere ma rifiutò di far costruire le macchine. Svetonio fornisce la spiegazione di Vespasiano: “Le macchine avrebbero impedito alla piccola plebe di guadagnarsi il pane.” Quindi forse lo fece per buon cuore? Del che si può dubitare. Il popolo bue aveva il pane e i giochi del circo, i nobili e i maggiorenti stavano benissimo: non c’era ragione di cambiare. Abbondanza di mano d’opera? Insegnamenti ricevuti dai nobili attraverso i loro genitori? Conveniva così? O semplicemente era troppo rischioso cambiare? La plebe accettava la situazione, l’impero prosperava…

Anticipiamo per un attimo una innovazione tecnologica che cambierà successivamente l’Europa: il mulino ad acqua. Ebbene, Roma conosceva il mulino ad acqua e in qualche caso lo utilizzò ma sembra che chi doveva decidere tenesse in alta considerazione le nostre tre Affermazioni: il mulino ad acqua applicato su larga scala avrebbe potuto anticipare di mille anni la nostra civilizzazione e forse l’Impero Romano d’Occidente non sarebbe caduto ma, come temevano i potenti, forse sarebbe stato un altro tipo di Impero Romano, con governanti anche diversi… quindi, si dissero, applichiamo le tre affermazioni e andiamo avanti, sino alla caduta dell’Impero… e sì che fare dei mulini ad acqua, per i migliori costruttori di ponti, di strade ed acquedotti del mondo non poteva essere un problema.

Ponti, strade ed acquedotti tuttavia servivano per espandere militarmente l’impero mentre i mulini ad acqua sarebbero serviti ad aumentare il tempo libero della plebe, cosa estremamente pericolosa. Inoltre, in base all’Affermazione #3, chi comandava era comunque scarsamente ricettivo a stimoli nuovi ed esterni. Quando si sta bene, anche sollevare una festuca sembra faticoso…

Gli slavi fanno l’aratro pesante (con le ruote) che nel Medio Evo cambierà il mondo? I Celti ferrano i cavalli (prima dell’arrivo di Giulio Cesare)? Ma sono cose che non faremo mai, sono cose da barbari… 

Questi, purtroppo,  sono i motivi che concorrono a far cadere una civiltà. Dice Oswald Spengler (Il tramonto dell’Occidente, Guanda) che il tempo concesso ad una civiltà è di circa mille anni: poi, la civiltà in questione inevitabilmente finisce.

Nel 476 infatti finisce tutto. Un periodo di smarrimento attanaglia inevitabilmente la gente ma dopo appena vent’anni s’inizia con quello che si conosceva già: il mulino ad acqua. Nel secolo successivo anche l’aratro pesante si diffonde in tutta Europa. Bisogna dire che la mentalità era cambiata: mentre durante l’impero valevano le nostre tre Affermazioni, dopo la caduta dell’Impero non c’erano remore psicologiche nell’applicare le novità e nemmeno chi comandava in quel momento (signorotti ed abati) nelle curtes se la passava molto bene e quindi non era concettualmente propenso ad atteggiarsi a conservatore. Abbiamo poi la novità enorme della  rotazione agraria triennale e inoltre l’uso del ferro di cavallo si diffonde dalla Francia in tutta Europa. I cavalli, invece di essere legati ai carri con delle cinghie o delle funi, vengono legati con l’apposito basto che arrivava dall’estremo oriente: queste idee non vengono snobbate, anzi, vengono immediatamente adottate perché non c’è conservatorismo bensì fame di crescita.

Viene adottata in tutta Europa (tranne che in Italia meridionale) l’usanza dei campi aperti, dove i proprietari confinanti si consultavano e mettevano a coltura grandi estensioni, integrando l’agricoltura con l’allevamento. Il mulino a vento (inventato in Persia nel VII secolo dopo Cristo, con le ali montate su di un asse verticale, molto poco efficiente) venne sin dall’inizio usato con le ali montate su di un asse orizzontale. Per quanto ci riguarda, saltiamo tutto il resto e vediamo che nell’Europa dei secoli XI – XIII si è costituita, col benessere, un’altra classe dirigente, la quale pensa bene di riapplicare le tre Affermazioni… e nuovamente si affacciano le leggi suntuarie ( = leggi contrarie al lusso).

Solone, giurista e poeta ateniese,  nel VII secolo avanti Cristo, aveva cercato di bloccare l’Affermazione #2 per non darla troppo sul naso al popolino e in seguito ci furono altre leggi del genere, ma senza successo. I notabili volevano, costi quel che costi, mostrare la loro capacità finanziaria. Lo stesso accadde a Roma: nel 215 a.C., “nessuna donna potrà possedere più di 14 grammi d’oro, né indossare vesti di vari colori…” ma nel 195 a.C. le donne patrizie insorsero, sorde ad ogni ragione: “A cosa ci servono i soldi se non li possiamo mostrare? Dobbiamo pur darla sul naso agli invidiosi…” Vanità della vanità… quindi non basta avere i privilegi: bisogna ostentarli.

Nel 182 a.C. si tentò di limitare gli invitati a cena.

Nel 142 a.C. “non si può porre in tavola alcun volatile che non sia una gallina non ingrassata”. Inoltre i cittadini più in vista dovevano giurare di rispettare un sacco di vincoli: vino locale e non forestiero…

Nel 141 a.C. si estese la punizione anche agli invitati. Poi si decise che in un pasto non si poteva spendere più di una certa cifra.

Poi si proibirono in tavola i ghiri, le lingue suine, le ostriche e gli uccelli esotici.

In fine, si obbligarono i patrizî a pranzare e cenare con le porte aperte…

Sembra una lotta contro i mulini a vento. Bisogna mostrare… per il benestante, un bisogno insopprimibile. La natura umana non cambia. Nell’ostentazione c’è la spensieratezza della bellezza della frivolezza: la superficialità della vacuità dell’inutilità. Ma serve per distinguersi, se la distinzione non è nel cervello.

Nel XII-XIII secolo una stoffa di seta costava un occhio della testa ed un artigiano ne faceva circa un metro al giorno.

Primo round: le mogli dei patrizi creano una moda dove lo strascico più lungo è e più prestigioso è: i plebei hanno un vestito solo, il più corto possibile e comunque un vestito costava due mesi di lavoro di un medico.

Secondo round: i mercanti plebei hanno fatto i soldi e così pure i grossi artigiani e le loro mogli si esibiscono agghindandosi, pavoneggiandosi, trascinandosi metri e metri di tessuto costosissimo, nella polvere e nelle vie cittadine piene di ogni maleodorante porcheria.

Terzo round: le mogli dei patrizî, deturpate nei loro privilegi, reagiscono protestando con chi di dovere.

Quarto ed ultimo round: Chi di dovere emana una legge anti-suntuaria, che proibisce a chi non è nobile di avere vestiti lunghi. Se è benestante, peggio per lui… se vuole ostentare, deve essere nobile.

Per non parlare di Venezia e della lotta per moderare l’estetica delle lussuosissime gondole.

Sino a questo punto le tre Affermazioni sono rispettate, soprattutto la prima, la seconda e la terza.

Boia chi molla, i privilegi ce li teniamo noi. Vi ricordo che nel 1721 nel Ravennate la Chiesa possedeva il 71% dei beni iscritti al Catasto…

Teniamoci i privilegi e più il popolo bue muore di fame e più noi ci sentiamo privilegiati. Senza pietà. Ma… ma nel 1348 arriva la peste nera (Yersinia pestis) trasmessa dai topi, portatori quasi sani, tramiti le pulci.

Nel 1348 la popolazione in Europa è sui 75 milioni di abitanti: un numero enorme per quel tempo. La peste arrivò dal Mar Nero e sbarcò in Sicilia. I vestiti dell’appestato si sarebbero dovuti bruciare, ma con quel che costavano, venivano rubati al morto o moribondo che fosse e indossati con i batteri della peste compresi. Le condizioni igieniche erano al di là di ogni immaginazione. Insomma, vi furono 25 milioni di morti e, a fasi alterne, la peste si ripresentò a più riprese sino al 1690 (la Madonna della Salute dalla peste a Venezia ricorda l’ultimo anno dell’epidemia, nel 1631).

Perché ci interessa tutto questo discorso della peste? Perché fu l’unico caso, a memoria d’uomo, in cui i signorotti e i preti, senza esserne obbligati con la forza, dovettero calare le brache. Non c’erano più infatti manovali, contadini o braccianti: tutti morti o quasi. Anche la nobiltà era in parte sparita, ma i superstiti, preti compresi, dovettero rassegnarsi ad allargare la borsa e a pagare di più. Non bastavano più le prediche dal pulpito: bisognava pagare. Le terre poco fertili, che venivano a stento coltivate prima della peste, ora vennero abbandonate e il Rinascimento nacque subito dopo la peste, quando gli artigiani e i contadini europei furono liberi di riorganizzarsi, liberi dai lacci e lacciuoli dei nobili e della Chiesa.

Ancora una volta, quindi, sino al 1348 chi comandava aveva applicato le nostre tre Affermazioni. E per la prima volta, nel 1348 e anni seguenti, si vide obbligato, per non dover lavorare, a rendere più vivibile la vita del suo prossimo. A parte i 25 milioni di morti, la peste del 1348 fu la fine di un periodo da una parte ma fu anche un buon inizio di un nuovo periodo dall’altra.

La nostra civiltà ha qualcosa di peggio della peste: ha insite le tre Affermazioni.

E vediamo perché si tratti di una situazione nuova.

Gli elementi da valutare sono tre:

  1. La popolazione del territorio che stiamo considerando.
  2. Lo sviluppo tecnologico per il sostentamento della popolazione.
  3. Il grado di apprendimento tecnologico della popolazione.

 grafico

Poniamo ora dei punti rilevanti degli ultimi cinquemila anni:

  1. Periodo precedente al 2500 a.C.
    1. I punti A, B, C seguono l’andamento lineare blu: un certo sviluppo rallentato della popolazione, un buon sviluppo della tecnologia, pure lento. Il grado di apprendimento delle popolazioni è sufficiente per utilizzare le innovazioni tecnologiche: risultato, si esce dal neolitico e s’inizia la civiltà. Coloro che comandano non si sono ancora consolidati.
  2. Periodo dal 2500 a.C al 576 d.C.
    1. Le popolazioni seguono l’andamento blu e chi si espande si espande per le conquiste del territorio.
    2. Lo sviluppo tecnologico, escluso quello militare, viene bloccato dai patrizî, signori, maggiorenti. Nessun grafico, né rosso, né blu, viene usato, tranne che per la tecnologia militare che usa a tratti il rosso ed a tratti il blu.
    3. Non c’è niente da imparare, se non per i tecnici militari che seguono il modello di apprendimento blu.
  3. Periodo dal 576 d.C. all’anno 1000 circa.
    1. Le popolazioni seguono l’andamento blu.
    2. Lo sviluppo tecnologico segue l’andamento blu: nessun potente è così potente da impedire alcunché: l’Europa è suddivisa in tanti piccoli micro-cosmi (cortes) dove i maggiorenti, ancorché deboli, sono i signorotti e i preti: verso il 750 d.C. comincia a delinearsi l’Impero Carolingio ma non disturba più di tanto.
    3. L’apprendimento delle popolazioni segue il grafico blu: ogni generazione impara qualcosa di nuovo e il tempo per imparare, correggersi e riprovare è più che sufficiente.
  4. Periodo dall’anno 1000 all’anno 1700.
    1. Le popolazioni seguono l’andamento blu.
    2. Lo sviluppo tecnologico segue l’andamento blu moderatamente. Tutte le volte che tenta di seguire l’andamento rosso, viene bloccato da guerre (che dirottano lo sviluppo sul settore militare) o da leggi conservative. La Chiesa blocca disperatamente lo sviluppo dell’economia con le leggi sugli interessi e con qualunque altra diavoleria. L’episodio di Galileo rientra in questo schema. Il primo segno di ribellione aperta agli interessi economici della Chiesa viene da Martin Lutero nel 1517.
    3. Lo sviluppo tecnologico lineare (blu) consente a tutti coloro che lo vogliono di stare al passo coi tempi.
  5. Dall’anno 1700 al 1950.
    1. L’aumento della popolazione segue la linea rossa esponenziale ma non è un problema perché i mezzi per nutrire la gente ancora ci sono. La linea rossa si trova ancora al di sotto della linea blu della tecnologia. Lo sviluppo delle popolazioni viene rallentato dalle due guerre mondiali: i morti di tutte le guerre precedenti sono niente rispetto a quelli delle due guerre mondiali.
    2. La linea della tecnologia segue la linea blu.
    3. La curva di apprendimento della tecnologia è blu e non può essere diversamente a causa della struttura del cervello umano
  6. Dal 1950 ad oggi e per il futuro: si delinea uno scenario mai visto. Il disagio e i sintomi che stiamo vivendo (2015) vanno inquadrati in questo contesto.
    1. L’aumento della popolazione segue la linea rossa esponenziale e comincia ad essere un problema, sia per l’alimentazione che per la densità. L’evoluzione tecnologica spaventosa ed esponenziale fa sì che le persone necessarie per lavorare siano sempre meno. Ci sono masse di nullafacenti sempre più numerose, ben curate (vedi tecnologia) e dalla vita media lunghissima.
    2. L’aumento della tecnologia segue pure la linea rossa: lo sviluppo della tecnologia medicinale aumenta la durata della vita media, preparando delle situazioni esplosive.
    3. Il punto peggiore di tutti, la vera novità: per questioni fisiologiche, la linea di apprendimento della tecnologia da parte delle masse non può seguire la linea rossa e per forza di cose segue la linea blu. Il punto della linea blu è già ora molto al di sotto dell’evoluzione tecnologica, che sta seguendo la linea rossa. Coloro che comandano hanno capito la situazione e non hanno più paura delle masse: si distruggeranno da sole perché stano perdendo sempre più terreno. Se le masse diminuissero, potrebbero essere forse  pericolose, data la tecnologia attuale ma non sembra il caso.

Cosa dire allora in conclusione? Una grande paura dei maggiorenti è che ci siano delle rivoluzioni. Altro non temono, perché l’evoluzione tecnologica non è più al livello della gente: la tecnologia è molto, molto più avanti e si evolverà sempre di più, lasciando gli straccioni sempre di più negli stracci.

Fin che ci sono straccioni, nulla cambierà: forse un’epidemia di ebola potrebbe riportare il mondo al livello del 1348, obbligando i ricchi a ridividere la torta.

A proposito delle rivoluzioni, vale per i potenti il seguente principio, articolato in due punti (e lo conoscono molto bene, anzi benissimo):

  1. I poveracci non si ribellano perché non conoscono la loro forza.
  2. Potrebbero conoscere la loro forza solo se si ribellassero ma non lo faranno, appunto perché non conoscono la loro forza.

Nonostante questo, bisogna tenere sotto controllo la situazione, ché non arrivi qualche arruffa-popoli tipo Masaniello…

Poche speranze, quindi: eventualmente ne riparleremo. Spes ultima dea… La speranza è l’ultima dea a cui rivolgerci con la preghiera che qualcosa cambi.

 

 

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