29 Nuova Repubblica: Riflessioni 03

occhiali(Ultima modifica 20130729 ore 15:47)
Quale sarà mai allora la caratteristica necessaria nella singola persona perché un nuovo modello abbia successo?

Ovviamente, questa caratteristica dovrà essere anche pretesa dal modello che parimenti ambisca al successo. Questa caratteristica è la responsabilità individuale.

Se il modello non prevede una responsabilità individuale assoluta, sarà inevitabilmente destinato al fallimento. Peraltro, se il modello prevede la responsabilità individuale ma i cittadini in seguito non si comporteranno responsabilmente, parimenti l’iniziativa sarà destinata al fallimento.

La classica obiezione a quanto detto sopra si trova in Machiavelli, in Guicciardini, così come in Schopenhauer e in Nietzsche, così pure come in Marx ed Engels. L’esempio più chiaro per il lettore veloce lo ha fornito Fëdor Michajlovič Dostoevskij nel suo romanzo ‘I fratelli Karamàzov’.

La questione va posta nell’antinomia Libertà – Felicità, dove, mentre Dostoevskij non esprime preferenze, gli altri autori citati sono sempre a favore della felicità per il popolo, tranne forse Nietzsche, che assume una posizione chiara nell’ ‘Ecce Homo’.

Si tratta del dilemma, peraltro ripreso come fondamentale dalla scuola comportamentale di Palo Alto in California, che la stessa  ha ribattezzato col nome di ‘Doppio Legame’.

Il modo più semplice per esemplificare il problema di cui stiamo parlando è stato presentato da Milton H. Erickson, psichiatra, psicoterapeuta ed ipnoterapeuta statunitense, il quale delinea una persona chiusa in una gabbia dorata. Questa persona, rinchiusa appunto nella gabbia, mentre sta dormendo riceve del cibo, dei quotidiani nuovi, dei libri, ha insomma tutte le comodità compatibili con la carcerazione. Dopo un lungo periodo, una brutta mattina si sveglia e, come al solito, dopo la toilette, decide di prendere dalle ciotole qualcosa da mangiare. Solo che quella mattina, toccando con la mano il cibo, riceve una scossa elettrica violentissima. Dopo aver fatto un balzo all’indietro, si ferma a considerare l’accaduto e, dopo cinque minuti, decide di ritentare. Inutile dire che da quel momento in poi ad ogni tentativo corrisponderà una nuova scossa. Sogna allora di poter fuggire: la gabbia d’oro si rivela improvvisamente il grande ostacolo. Il Doppio Legame consiste nel fatto che egli vuole due cose contemporaneamente, l’una contraddicente l’altra: alimentarsi ed evitare la scossa. Solo uscendo dalla gabbia d’oro potrebbe evitare il dilemma del Doppio Legame.

La questione posta da tutti gli autori succitati (e quindi il Doppio Legame relativo)  consiste nell’antinomia Felicità – Libertà.

Chi giunga ad un bivio e sia libero di decidere come vuole, dovrà scegliere quale strada prendere: se prenderà a destra, avrà in futuro il risultato Destro, viceversa, avrà in futuro il risultato Sinistro. Se il risultato Destro sarà deludente, avrà sempre l’angoscia che, se avesse optato per il Sinistro, la delusione sarebbe forse potuta essere inferiore. D’altronde, ammesso che il risultato Destro risulti accettabile, il Sinistro sarebbe potuto essere stato comunque  migliore. Il capo, quindi, l’uomo libero per definizione, che prende decisioni continuamente e a non finire, non può che essere infelice. Per gli altri membri della comunità, che invece non decidono, non ci sarà la libertà ma per loro la felicità sarà un’eventualità possibile.

Le masse seguono il capo che, almeno inizialmente, darà loro una parvenza di felicità. Se poi le cose dovessero andare  male, essendo deresponsabilizzati, incolperanno il capo e, se del caso, costui diverrà il capro espiatorio.

Tutta la storia umana è basata sulla ricerca da parte dei capi di sostituire il capro espiatorio umano (loro stessi) con un capro espiatorio animale, il capro per l’appunto: o quanto meno con altri esseri umani diversi dal capo stesso.

Quindi, sarebbe sufficiente che tutti gli esseri umani fossero responsabili e liberi (che sono sinonimi) ma la struttura sociale umana, biologicamente parlando, prevede l’aggregazione per catturare la preda, un bufalo magari, perché l’essere umano non ha la forza di una tigre, e già il leone preferisce cacciare in gruppo. Ma nel gruppo, qualcuno, il più forte o il più astuto, tenderà a comandare e questo non già solamente perché l’essere umano ha forze fisiche limitate, bensì perché la natura vuole che il più forte o il più astuto sia il procreatore preferito per la futura generazione, per la conservazione migliore della specie.

Mentre gli altri animali, per quanto ne sappiamo, non si rendono conto di questo, l’uomo se ne rende conto, anche se solo inconsciamente. Non si dovrebbe definire l’uomo, quindi, come l’unico animale che sappia di dover morire,  sarebbe meglio definirlo piuttosto come l’unico animale che sappia  di non essere il più adatto alla procreazione. Dire all’uomo: “Sei nato per creare le generazioni future ma forse sei un fallimento, perché altri sono migliori di te”, è  il vero problema di fondo degli esseri senzienti. L’ipocrisia dell’umanità parte fondamentalmente da queste considerazioni.

Dopo questa lunga digressione, notiamo che, per sopire questi problemi, le società umane hanno la tendenza a deresponsabilizzare la grande maggioranza dei cittadini. Questo suscita inevitabilmente i problemi attuali, perché coloro che sono nelle posizioni direttive CERCHERANNO DI APPROFITTARNE, DERESPONSABILIZZANDO SE STESSI, in quanto tale rifiuto della responsabilità è accettato, dopo tutto, dalla massa ossequiente.

Possiamo affermare che In attesa che tutta l’umanità si responsabilizzi, si dovrebbe  cominciare ad obbligare almeno coloro che decidono ad essere responsabili e la massima sarà scritta nei tribunali e altrove.

La massima potrà essere  la seguente: OGNI DECISIONE CHE NON RIGUARDI ESCLUSIVAMENTE LA PROPRIA PERSONA MA CHE COINVOLGA ANCHE SOLO UNA SECONDA PERSONA, COMPORTA LA RESPONSABILITA’ NEL PRESENTE E NEL FUTURO CIRCA LE CONSEGUENZE DELLA DECISIONE STESSA.”

Concludiamo rinviando al prossimo articolo ed affermando che anche dopo dieci anni, saranno responsabili, ad esempio, in una votazione al Parlamento, tutti i votanti quella legge: se la legge sarà andata bene (e questo sarà misurato con criteri oggettivi) ci saranno riconoscimenti per coloro che hanno votato a favore e ostracismi per coloro che hanno votato contro. Viceversa, sarà vero l’inverso.

Lunga è la strada per Tipperary.

 

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