27 Nuova Repubblica: Riflessioni 01

Pericle

(Ultima modifica 20130717 ore 14:50)

La nuova Repubblica deve essere un sogno per i cittadini e per questa ragione questo sogno va comunicato prima, in modo da suscitare attesa ed impazienza. La squadra che intende promuovere l’iniziativa si farà parte diligente per diffondere le nuove idee, non certo propagandando corpi di leggi organiche, ma con esempi concreti e comprensibili da tutti. Si dovrebbero tratteggiare quindi i principi di fondo. Parafrasando Esiodo, tratteggiando quei pensieri che ancora non si sono mai ancora concretizzati ma che nella mente dell’uomo onesto sono sempre esistiti.

Potremmo parlare di cose profonde, di ragionamenti rivoluzionari ma potremmo parlare anche di cose molto semplici e che suscitano immediatamente l’approvazione.

Ad esempio, il numero degli abitanti in Italia. C’è questa smania di voler aumentare il numero degli abitanti, costi quello che costi. La motivazione principale (la prima) è la seguente: essendo l’età media delle persone proiettata verso la longevità, se non aumenta la popolazione e non aumentano i giovani, non saremo in grado di pagare le pensioni in futuro. Questo è il motivo fondamentale per volere l’aumento della popolazione, magari anche extra-comunitaria. Tutti coloro che hanno un minimo di conoscenza matematica sanno tuttavia che la formula  descrivente il fenomeno, aebx,  prima o poi sarebbe destinata ad assumere comunque le caratteristiche dell’equazione di secondo grado, cioè sarebbe destinata inevitabilmente alla decrescita. Un altro motivo (il secondo) poteva essere quello dei milioni di baionette, tanto caro al fascismo: un aumento della popolazione per motivi bellici che, francamente ha mostrato i suoi limiti, non fosse altro che per l’evoluzione tecnologica delle armi.

Un terzo motivo può essere: più cittadini = più consumi = più sviluppo della civiltà relativa (detta dei consumi, per l’appunto) = più sviluppo industriale in generale.

Mi sembra di poter dimostrare che il secondo motivo non ha più ragione di essere tenuto in considerazione (fascismo e baionette) mentre il terzo motivo (consumismo) è chiaramente in crisi, essendo l’economia globale, almeno nei nostri paesi occidentali, un’economia di sostituzione, un’economia dei pezzi di ricambio. Nei fatti, molto pochi sono i frigoriferi nuovi venduti e le vendite degli stessi dipendono dalle sostituzioni di vecchi frigoriferi obsoleti. Questi sono pochi, molto pochi e così dicasi per le automobili, televisori e per i cosiddetti beni semi-durevoli in genere. Il terzo motivo è quindi destinato ad essere sempre più la causa delle future crisi del mondo occidentale: basta togliere risorse e dedicarle ad altre attività, come il turismo. Inoltre la ricerca va sviluppata perché solo fabbriche che produrranno articoli nuovi e non di rimpiazzo potranno avere un futuro, ovvero un mercato non di sostituzione. In buona sostanza, cercare di sostenere oggi una fabbrica di automobili che non siano di nicchia (Ferrari, Lamborghini) è una pura follia.

Stranamente, il governo italiano, forse per rovinare meglio il paese, non fornisce politiche interessanti per il turismo e per la ricerca, quelle cioè che potrebbero risolvere il problema. Perché? O per ignoranza o per fini inconfessabili ma oserei dire per ignoranza.

Quindi l’aumento della popolazione non trova alcuna  ragione di essere desiderato, né per il secondo né per il terzo dei motivi suddetti.

Rimane il primo motivo: una popolazione in aumento può creare più lavoratori che versano i contributi per le pensioni. Anche in questo caso, sarebbe come inseguire un miraggio, in quanto fra alcuni anni la popolazione avrà un’età media ancora superiore e il problema diventerà come quello del cane che cerca di mordere la propria coda. Abbiamo bisogno di  un cambiamento di sistema, tale che la popolazione lo intenda e lo percepisca come ragionevole e come giusto.

A questo indirizzo si trovano i dati dettagliati di come si possa concepire un sistema pensionistico indipendente dal numero degli abitanti. Non ci sono quindi altri motivi validi per puntare sull’aumento della popolazione, se non per un’inerzia psicologica indegna di chi deve amministrare una comunità.

Stime scientifiche ci dicono inoltre che il numero ideale per un paese come l’Italia dovrebbe essere pari a 38 milioni di persone, come alla fine della prima guerra mondiale. Essendo l’Italia un territorio di 300 mila kmq, si conclude che il numero ideale di abitanti per kmq. dovrebbe essere pari a 126 e non a 200, come siamo ora.

Quali sarebbero inoltre i vantaggi indotti da tale numero di abitanti?  

Più terra per ogni abitante, ovviamente, ma soprattutto più terra agricola, con più cibo a diposizione.

Minor affollamento nelle strade e nelle città.

Maggior reddito per chi lavora manualmente e quindi maggior redistribuzione sociale. Questo è stato vero, ad esempio, dopo la peste nera del 1348, quando la manodopera, diminuita improvvisamente, poteva chiedere salari più alti.

Certamente si tratterebbe di un modello di sviluppo differente da quello attuale ed avrebbe l’opposizione dei pochi che oggi ci guadagnano (e comandano).

In realtà, lo scopo di questi pensieri è di far riflettere sul fatto che forse le possibilità di intervento sulla situazione attuale sono maggiori di quanto noi stessi si possa pensare.

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