22 Sfera delle Donazioni: Previdenza (5 su 8)

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(Ultima modifica 20130615 ore 17:01).

La Suddivisione Previdenza sarà, come tutte le altre, completamente indipendente dal potere politico, così come siamo abituati a vederlo ai giorni nostri nelle società tradizionali occidentali.

Si tratta di una esposizione importante, in quanto i criteri di finanziamento della Suddivisione Previdenza (che esporremo) e i relativi criterî di redistribuzione dovrebbero essere seguiti sistematicamente da tutte le Suddivisioni, ove questi metodi siano applicabili. Per evitare debiti, per evitare situazioni incresciose per le generazioni future  e per evitare manipolazioni, lo schema può essere il seguente.

Entrate dell’anno 2012

Punto 1. Versamenti obbligatori effettuati dai datori di lavoro.

Punto 2. Versamenti obbligatori effettuati dai lavoratori.

Punto 3. Parte facoltativa destinata alla Previdenza come donazione da chiunque decida di usare tutto o parte del proprio disponibile (15%) per la Previdenza.

Punto 4. Guadagni (o perdite) derivanti dalla gestione del denaro accantonato nel corso del 2012.

Punto 5. Costi a detrarre: gestione, incassi, stabiliti dal contratto di appalto (asta al miglior offerente). Non soffermiamoci su questo per non complicare inutilmente.

Supponiamo che le cinque  voci di cui sopra costituiscano l’ammontare di 100 mila unità monetarie. Per quanto riguarda il Punto 3, il Consiglio Interno della Previdenza, verso settembre ottobre suggerirà a quanto dovrebbero aumentare le donazioni per avere delle pensioni decenti, almeno non inferiori a quelle dell’anno precedente. I contribuenti potranno formulare le decisioni per le proprie donazioni sulla base delle raccomandazioni del Consiglio.

Ogni e qualsiasi cambiamento ai diritti, alle impostazioni di base e ai regolamenti va fatto con non meno di dieci anni di anticipo. La retroattività non può esistere e lo stato non c’entra assolutamente nulla con questa materia. 

Supponiamo che al 31 dicembre 2012 ci siano venti persone pensionabili.  Ogni pensionato ha il suo punteggio. Ad esempio, un pensionato può avere 23 punti, un altro ne potrebbe avere 32. I punteggi dipendono dagli anni di contribuzione, dagli stipendi medi espressi nei vari salari minimi e in base ad altri criteri oggettivi comunicati da anni. Non esistono ovviamente contributi figurativi. Non esistono assegnazioni di punti particolari e non ci sarà alcuna autorità che lo potrà fare, in quanto non si scherza coi quattrini degli altri.

Se la Sanità è a se stante e il paese gode di un certo benessere, i punteggi possono decrescere con l’età, in quanto le esigenze con l’età diminuiscono (a parte la Sanità, ovviamente). Una persona che a 65 anni dovesse avere 50 punti potrà trovarsi con un punteggio inferiore a 75 anni ed ancora inferiore a 85 anni. Tali punteggi potranno  essere concepiti in modo da non decrescere sotto un certo livello minimo, considerato indispensabile. Vanno poi risolti i problemi della reversibilità eccetera, ma nei concetti che stiamo per esprimere, in questo contesto, questi ultimi argomenti non sono rilevanti.

Supponiamo ora che i venti pensionati dell’ipotesi precedente abbiano, sempre per ipotesi, 600 punti-pensione complessivamente. Siccome abbiamo  100 mila unità monetarie, ad ogni punto-pensione spetteranno 100000/600=167 unità monetarie circa.  La pensione per il 2013 del primo pensionato, che aveva 23 punti, sarà pertanto 23 x 167 =3841 unità monetarie circa. Questo esaurirà esattamente le risorse disponibili, senza debiti né altro. Non si vede per quale motivo la cassa integrazione della disoccupazione debba utilizzare fondi per la pensione, se non perché il politico-burocrate è disattento e superficiale. Non per niente i dirigenti statali burocrati hanno sempre versato contributi figurativi. Il che, secondo chi scrive, andrebbe perseguito.

Se il Salario Minimo stabilito dalle autorità dovesse essere 100 unità monetarie al mese, cioè 1200 unità monetarie all’anno, nessuno potrebbe avere comunque una pensione superiore a 1200 x 7 = 8400 unità monetarie. Nel caso che il pensionato in questione superi le 8400 unità, l’eccedenza sua e di altri come lui sarà distribuita in modo equo tra gli altri pensionati.

Certamente questo sistema rappresenterà un punto di arrivo abbastanza lontano, diciamo tra dieci anni, sia perché la disciplina negli anni iniziali sarà scarsa, sia perché parecchie idee si dimostreranno poco efficaci e, finalmente,  perché altre idee migliori verranno col tempo: tuttavia, avere un obiettivo, anche se non perfetto ma perfezionabile, sarà sempre meglio che navigare a vista con promesse demagogiche. Qui non ci sono promesse: i quattrini accantonati da chi lavora nel 2012 serviranno per pagare chi è in pensione nel 2013.

 Essendo la composizione fiscale base (ipotizzata) pari al 5% + 15%, (5% allo stato, ma non per questo deciso dallo stato) e 15% obbligatorio ma deciso dai contribuenti, può darsi benissimo che i contribuenti decidano di rimettersi, per tutto o parte del 15%, alle autorità, ad esempio alla Suddivisione Sanità. Se la Sanità giudicherà di avere troppi fondi, potrà destinarne una parte alla Suddivisione Previdenza, che li userà come voce di introito di cui al Punto 3 precedente.

Un primo vantaggio è che ogni anno si chiudono i conti, si fanno delle grosse esperienze e ogni e qualsiasi mancanza finanziaria non costituisce pregiudizio per le generazioni future. Il fatto che i pensionati aumentino di numero rispetto al numero di coloro che versano, in questo contesto, se crea problemi, gli stessi sono di solare evidenza ed esaustivi: non si accumulano, non ci sono residui, né attivi né passivi ed ogni nuova decisione (che rispetti comunque i diritti acquisiti) riparte da zero. Non ci sono comunque diritti acquisiti in base alle cifre e tutti, in modo proporzionale, avranno pensioni più o meno consistenti rispetto all’anno precedente. In una tale solarità, con le pensioni massime non più di sette volte il salario minimo, sarà molto difficile che si verifichino grosse prevaricazioni. Il sistema dovrebbe essere tale per cui anche il più sprovveduto dovrebbe poter fare delle riflessioni a ragion veduta. Oggi succede invece che si riuniscano i fondi dei contributi effettivi con quelli (ovviamente inesistenti) dei contributi figurativi e che qualcuno possa dire impunemente: “Questa operazione non ha praticamente spostato di niente la realtà delle pensioni…”

Questa metodologia comporterà la creazione di un corpus molto singolare: una piena compartecipazione e comunanza di conoscenze tra chi verserà i contributi e chi li utilizzerà. Si eviteranno inoltre tutte le disaffezioni che potrebbero derivare dal seguente dato di fatto increscioso: nei non-sistemi di oggi prevale il mistero, i conti non sono affatto chiari e la sensazione è che ci sia sotto qualcosa di prevaricante, di clientelare. Sicuramente abbiamo avuto la dimostrazione che i fondi delle pensioni vengono usati per altri motivi: la pazzia dei contributi figurativi e della cassa integrazione sta a dimostrare a quale punto si possa arrivare per sottrarre agli altri, che hanno lavorato, i quattrini che si sono accantonati sacrificando una vita. In un paese serio, non sono possibili frammistioni del genere. Ci sono due persone: una spende tutto per darsi alla bella vita e l’altra risparmia; poi, del risparmiato, si fa a metà…

Mia nonna, riferendosi a La Fontaine che a sua volta si riferiva ad Esopo, diceva: “I problemi morali del futuro riguarderanno sempre la cicala, mai la formica.”   Ed io, in verità, non sono mai stato d’accordo al cento per cento, perché i problemi della disonestà della cicala ricadono primamente sulla formica.  Per fortuna, nel nuovo sistema, questo non potrà ripetersi, perché i politici, come li conosciamo oggi, non esisteranno più e i burocrati eseguiranno ordini e l’1% di loro sarà licenziato ogni anno. Inoltre potrà darsi il caso che anche  i quadri burocratici direttivi siano periodicamente rieleggibili, sempre che siano ben messi con le classifiche.

Si potrà dire che i burocrati se ne andranno: non i migliori, perché avranno degli incentivi. Ovviamente, bisogna estirpare non la voglia di farsi corrompere, ma la necessità di corrompere. Non è l’argomento di questo articolo. Ricordiamo solo che le punizioni debbono essere sempre esemplari, altrimenti sono inutili. Esemplari quanto? Semplicemente sempre più esemplari, sino alla scomparsa della corruzione. In ogni caso, per tarare un sistema del genere ci vorrà più di quanto si pensi ma, come diceva Esiodo a proposito dei miti, questi sistemi, anche se non sono mai stati applicati, se non per brevi periodi, sono sempre esistiti nella mente quanto meno degli indoeuropei. 

Spero che gli esempi siano stati abbastanza chiari e questo per dare un’idea di come dovrebbe essere il sistema nel suo complesso. Concludo ripetendo quanto detto sopra: ove possibile, il criterio della ripartizione dei proventi dell’anno precedente che andrebbero utilizzati nell’anno successivo dovrebbe essere adottato quasi sempre, se non sempre. 

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